domenica 29 novembre 2015
sabato 28 novembre 2015
ScrivOrtigia: scrittura in azione
domenica 6 dicembre, ore 10
piazza dei Mergulensi in Ortigia / Siracusa
Ecco alcune delle parole scritte per scrivOrtigia il 21 novembre sul tema PaceoGuerra:
Piazza di fresche brezze in Ortigia. Guerra sulle labbra di tanti. Quella che il cuore non tollera. Allora giù le armi, liberiamo il dolore nella notte.
Il prossimo appuntamento per scrivOrtigia sarà domenica 6 novembre, sempre in piazza dei Mergulensi, alle ore 10, con la collaborazione di Irma la Dolce (il suo concerto alle 11 seguirà il nostro incontro) e di Movimento Centrale.
Il tema sarà #Curailmondo.
scrivOrtigia è un appuntamento di scrittura estemporanea nel formato di un sms, 140 caratteri, organizzato da Lorenzo Perrona.
Da un luogo speciale come Ortigia, lanciamo nel web i nostri pensieri sul mondo e prendiamo posizione, con una micro-scrittura veloce, diffusa e social, su questioni importanti della nostra vita collettiva.
Scrittura in azione, ma anche un gioco letterario, che è una sfida, una presa di parola fra le vie e nelle piazze del nostro abitato. "Cogliere l’attimo con i sensi (bellezza o sconcerto, che sia) e comunicarlo è un gesto d’amore", dice Silvana Tuccio, esprimendo lo spirito di scrivOrtigia.
Un pensiero, un'immagine, una micro-storia colta fra le suggestioni del paesaggio di Ortigia – le persone nelle piazze, il silenzio, gli spazi tra i vicoli e il respiro delle sue vedute – e condivisa, messa in comune, per suscitare punti di vista sulla contemporaneità.
Fra le 10 e le 11 da piazza dei Mergulensi, invieremo i nostri testi di max 140 caratteri ai nostri contatti e, chi vorrà, al cellulare 3477343937 o alla pagina https://www.facebook.com/siciliacontemporanea/.
Tutti i testi che ci raggiungono saranno in seguito raccolti e pubblicati sul blog www.siciliacontemporanea.blogspot.it.
SiciliaContemporanea /associazione lacunae / lorenzoperrona@gmail.com
martedì 24 novembre 2015
ScrivOrtigia, PaceoGuerra, 21 novembre
Da un luogo speciale come Ortigia, un gioco letterario e una sfida.
Abbiamo preso la parola e l'abbiamo lanciata nel web, con i nostri pensieri sul mondo.
"Pace nel sorriso degli amici. Piazza di fresche brezze in Ortigia. Guerra sulle labbra di tanti. Quella che il cuore non tollera. Allora giù le armi, liberiamo il dolore nella notte." (Silvana)
"Billy il marine e mohamed il jihadista hanno un sogno, andare alla guerra. La vedono. La vivono. Ci muoiono. Il presidente, il manager, il giornalista sulla guerra dibattono, ci contano, la diffondono. Ossessioni di distruzione e morte da cui l'umanità deve difendersi." (Lorenzo)
"Se sei 'in pace', non c'è più bisogno di parlare di pace o guerra." (Marcella)
"Molte persone, purtroppo, non conoscono il significato della pace e la serenità perché hanno la fortuna di conviverci... Ma le persone che fuggono della guerra farebbero di tutto per avere un minimo di questa serenità... Quindi cerchiamo di essere sempre in pace..." (Aisha)
"A qualcuno... forse a tanti... fa comodo... che nn ci sia pace! Cioè che qualche guerra qua e là paradossalmente... porti benefici." (Giorgio)
giovedì 5 novembre 2015
ScrivOrtigia per StopIncendiWestPapua
sabato 7 novembre
scrittura in azione per le vie di Ortigia *
appuntamento alle 17:00 piazza duomo /
* ESPRIMIAMO SOLIDARIETA’ AL POPOLO DEL WEST PAPUA E DELLE AREE COLPITE DAGLI INCENDI PROVOCATI DALLA DEFORESTAZIONE

Con la scrittura estemporanea di 140 parole, sabato 7 novembre alle 17 in piazza Duomo, Siracusa, il centro di Ortigia, liberiamo l’immaginazione ed esprimiamo solidarietà al popolo del West Papua, colpito dagli incendi delle foreste pluviali.
Nell’antica isola di Ortigia, ecco l’occasione di cogliere suggestioni dal passaggio, le persone nelle piazze, il silenzio, gli spazi tra i vicoli e il respiro delle vedute.
Venite e partecipate anche se non siete scrittori.
organizzazione associazione lacunae
scrittura in azione per le vie di Ortigia *
appuntamento alle 17:00 piazza duomo /
* ESPRIMIAMO SOLIDARIETA’ AL POPOLO DEL WEST PAPUA E DELLE AREE COLPITE DAGLI INCENDI PROVOCATI DALLA DEFORESTAZIONE

Con la scrittura estemporanea di 140 parole, sabato 7 novembre alle 17 in piazza Duomo, Siracusa, il centro di Ortigia, liberiamo l’immaginazione ed esprimiamo solidarietà al popolo del West Papua, colpito dagli incendi delle foreste pluviali.
Nell’antica isola di Ortigia, ecco l’occasione di cogliere suggestioni dal passaggio, le persone nelle piazze, il silenzio, gli spazi tra i vicoli e il respiro delle vedute.
Venite e partecipate anche se non siete scrittori.
·
Ogni testo, della lunghezza di un twit o un
sms, circa 140 parole, sarà pubblicato sul blog siciliacontemporanea.blogspot.it
.
·
Con il vostro mezzo multimediale in mano
potete mandare il testo in diretta al vostro network. Ricordate che cogliere
l’attimo con i sensi (bellezza o sconcerto quel che sia) e comunicarlo è un
gesto d’amore.
·
Ricordiamo, inoltre, gli incendi in corso in Indonesia: isole e un ecosistema
forestale da cui il mondo intero trae beneficio sono distrutte. L’incendio dura
da settimane. Sono colpiti gli animali selvatici delle foreste. Sono colpiti i
popoli di West Papua, dell’Indonesia e l’intera area sud-asiatica. Nell’indifferenza
dei media l’attenzione che possiamo dare rappresenta una goccia di
consapevolezza.
Hashtag
#scrivortigia #incendiWestPapua #paesaggio
#beniculturali #azionecultura #siciliacontemporanea #ambiente
organizzazione associazione lacunae
martedì 25 agosto 2015
Le scelte dell'artista
L’ultimo film di Wim Wenders, Il sale della terra, sulla vita e l’opera del fotografo brasiliano Sebastião
Salgado, nasce da una presa di consapevolezza fondamentale: le leggi che
governano i fatti del mondo non solo non producono più il bene collettivo (se
mai l’avessero prodotto) ma producono rovina e morte, condannano alla sterilità
l’ambiente, all’alienazione gli abitanti del pianeta. Questa constatazione è tanto
importante ed essenziale che - viene da pensare – è ben strano che sia raccontata
dentro una storia segnata dall’eccezionalità, e non come un percorso alla
portata di tutti, da realizzare nel nostro quotidiano.
E’ anche significativo che chi dichiara questo stato
mortifero del sistema, con semplicità e senza catastrofismo, siano degli
artisti (Wenders, Salgado), non dei teorici della politica o degli economisti.
La politica e l’economia dominanti persistono nella deleteria gestione del
potere globale, e hanno buon gioco a relegare pensieri e progettualità differenti
nell’area dell’alternativa cosiddetta “radicale”, utopica.
Racconta Wenders che il fotografo Salgado, dopo aver
raggiunto il successo mondiale con reportage di impianto umanitario e sociale (su
Sael, Angola, Mozambico, Sud America, le migrazioni, il lavoro umano), lascia
nel 1994 l’agenzia Magnum Photo e fonda, con la moglie Lelia Wanick Salgado, una
struttura indipendente, Amazonas
Images. Questo perché l’artista vive una crisi creativa legata sia alle
condizioni del sistema produttivo dell’arte sia agli stessi motivi che
giustificano il fare arte.
L’artista è testimone di disastri epocali, massacri e
genocidi che accadono apparentemente all’improvviso, inspiegabilmente, e che
rimangono lì, nell’orrore dell’indicibile e del non detto. La fotografia, l’opera
dell’artista, risuona “esteticamente” come documento-denuncia, entra nel
circuito della comunicazione proprio grazie alla sua forza perturbante e
sconvolgente. E lì si perde. Continua a vivere come oggetto estetico, sussulto
emotivo, ma non penetra nella consapevolezza e nelle coscienze, la sua profonda
mozione etica e politica sfuma nel flusso della citazione, perde il contesto e
perde di senso.
Ecco che il primo passaggio della scoperta dell’artista
Salgado-Wenders è la crisi dell’artista engagé, che sente vano il suo impegno
etico-artistico nei confronti della società. Ma questa crisi artistica va
ulteriormente approfondita. Non si tratta di una stanchezza individuale, si
tratta di riflettere sullo status della rappresentazione artistica nel contesto
della contemporaneità. La domanda da farsi è di questo tipo: fra le infinite
scelte che l’artista può operare, che cosa è giusto rappresentare tramite
l’arte? La realtà, la dignità degli individui, i loro diritti, dare una voce a chi
non ce l’ha. Ma se questo costringe l’artista a rappresentare l’orrore e la
distruzione, e il sistema della comunicazione ben si presta ad accogliere
queste rappresentazioni, come fa con le foto-notizia che bucano gli schermi, è
giusto che l’artista resti legato alla denuncia, al circolo vizioso di
distruzione orrore morte? A cosa serve rappresentare l’orrore se sappiamo bene
che atroci misfatti avvengono perché qualcuno ha interesse a non impedirli, a
non prevenirli?
Salgado aveva costruito il suo successo con reportage che
coglievano le ragioni dell’umanità e raccontavano le storie della loro
negazione, spesso dovute a scelte geopolitiche “inevitabili” e “anonime”. Abbandona
i reportage dai luoghi di crisi, sceglie di fare un altro discorso. Dedicarsi a
un discorso di vita invece di restare schiavo della cronaca di morte. Sentirsi
vivi andando a fotografare gli ambienti naturali e gli animali, anche a costo
di esser giudicato rinunciatario e bucolico. Lélia Wanick Salgado, curatrice
del progetto Genesis del 2008, spiega:
“Genesis è la ricerca del mondo delle
origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che
la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci
dall’essenza della nostra natura”. Grazie al contributo di Leila, Salgado
individua così il progetto “giusto” per superare la crisi creativa: osservare
la vita e dare vita, curando l’ambiente e conoscendo i modi e i ritmi della natura.
Il passaggio che conclude la storia del film di Wenders è la decisione di Sebastião
e Leila di dedicarsi alla fazenda
inaridita di famiglia, e di piantarvi migliaia di alberi per farla tornare il
luogo fecondo di cinquant’anni prima. E, come nel noto racconto di Jean Giono,
tornati i boschi, ritorna l’acqua, ritornano gli uccelli e gli animali
selvatici, l’ambiente favorevole alla vita umana. Il progetto artistico di Sebastião e Leila è stato
entrare in sintonia e favorire i modi della natura: un artefatto nella natura e con la natura.
Sebastião e Leila hanno ricreato un mondo vivo e ospitale,
la fazenda dell’infanzia felice. Un
eden, un’utopia? No, un progetto, che si chiama Instituto Terra e si può vedere qui: http://www.institutoterra.org/.
[Lorenzo Perrona]
giovedì 28 maggio 2015
mercoledì 27 maggio 2015
Incontro con Paolo Bartoloni su Svevo
Arcadia University, via Roma 124, Siracusa
Sapere
di scrivere. Svevo e gli ordigni di La coscienza di Zeno,
Il Carrubo Edizioni, Catania 2015
Paolo Bartoloni è professore ordinario di
Letteratura Italiana presso la National University of Ireland, Galway, ha
pubblicato numerosi saggi sul pensiero filosofico occidentale e il suo rapporto
con la letteratura, con riferimento soprattutto al lavoro di Agamben, Benjamin,
Blanchot, Calvino, Caproni, Heidegger, Perniola, Svevo e Vattimo. È autore delle monografie Interstitial Writing: Calvino, Caproni, Sereni and
Svevo (Troubador Publishing, 2003); On the Cultures of Exile, Translation, and Writing
(Purdue University Press, 2008); e Things that Matter: Objects in Italian Life and Culture (di
prossima pubblicazione con Palgrave Macmillan, 2016).
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